Pubblichiamo oggi alcune pagine tratte dalla rivista “Romagnoli a Roma”, numero unico del 1974 a cura dell’associazione Famiglia Romagnola con sede nella Capitale, i cui articoli sono incentrati sulle attività sociali, sui personaggi, la cultura, l’arte e lo sport della cara Romagna. Una parte di riguardo l’ha avuta il Cesena, con la foto della rosa, un articolo di presentazione firmato da Ettore Pasini e due pagine dedicate a foto e rassegna stampa sulla cena sociale tenutasi all’EUR il 28 febbraio 1973, con premiazione dell’ospite d’eccezione, Dino Manuzzi, il quale ricevette dalle mani del presidente dell’associazione, on. Gino Mattarelli (originario di Bertinoro), una medaglia d’oro e la pergamena ricordo con le firme dei presenti, a testimonianza del loro orgoglio per il Cesena.
Per chi vuole vedere subito le foto, le troverà in fondo al racconto.

Prima di chiudere, vorrei spendere qualche parola sull’Associazione dei Romagnoli a Roma, o “Famiglia Romagnola”, perché ritengo che sia stata un aiuto importante per i nostri concittadini lontani da casa. L’associazione, ora presieduta da Ferdinando Pelliciardi, affonda le sue origini a fine ‘800, dopo la prima ondata migratoria a Roma, avvenuta a partire dal 25 novembre 1884, con l’appalto ricevuto per i lavori di bonifica delle paludi dell’Agro romano (tra cui Ostia e Fiumicino). I braccianti romagnoli, considerati veri esperti dopo la bonifica delle paludi ravennati, riuscirono nell’impresa anche sul litorale romano grazie al duro lavoro di vanga, badile e carriola, da cui il nome di “scariolanti”.
Si susseguirono negli anni, l'”Associazione Mutua Assistenza per i Romagnoli a Roma”, già nel 1892, l'”Associazione dei Romagnoli a Roma” (1903) e l'”Associazione fra Emiliani e Romagnoli” (1921), tutte dal carattere “assistenziale”, vanificate dal ventennio fascista.
Nel luglio 1939 ci fu una nuova ondata di contadini romagnoli, chiamati a coltivare le terre bonificate di Pratica di Mare, Ardea, Aprilia, Pomezia e dintorni. Seguì la rinascita dell’associazione (1955), la ripresa delle attività (1967) e la costituzione ufficiale della “Famiglia Romagnola” (1977), dal carattere culturale e ricreativo.
Il fine era quello di radunare i tanti romagnoli residenti nella Capitale, organizzando serate conviviali, presentando i Comuni e le imprese di Romagna, mantenendo in vita le tradizioni romagnole (come la “focarina” di San Giuseppe), santificando le festività patronali (come la Madonna del Fuoco di Forlì, Patrona anche dei romagnoli a Roma) e commemorando gli “scariolanti” bonificatori dell’Agro romano. Infine, si valorizzava la Romagna per gli aspetti artistico, culturale, folcloristico e turistico, da cui i premi che venivano assegnati a imprenditori e artisti romagnoli. Grazie a queste associazioni, anche lontano “da casa” i romagnoli di Roma hanno potuto continuare ad amare e “vivere” la propria terra d’origine. Chissà se all’associazione facevano parte anche i nonni della grande attrice romana Anna Magnani, originari di Ravenna, i quali per un certo periodo abitarono anche a Cesena quando il nonno Ferdinando Magnani era impiegato come cancelliere alla Pretura di Cesena prima di trasferirsi nella Capitale ad inizio del secolo scorso.

Pierpaolo Rossi

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