L'ippodromo del Savio, tra cavalli e pallone
Il primo campo di gioco del Cesena Calcio è situato all’interno dell’ippodromo del Savio, che dal 1928 al 1936 aveva ospitato le gare dell’U.S. Renato Serra. Ubicato tra la via Emilia Ponente e il fiume Savio, da cui prende il nome, fu inaugurato il 9 aprile 1922 e ristrutturato nel 1928 con la sostituzione delle tribunette in legno con due grandi tribune in cemento armato.
Concepito come Polisportivo fu destinato non solo al trotto, ma anche alle corse in bicicletta e motocicletta, alle riunioni di atletica leggera, alle gare di tiro al piattello e naturalmente agli incontri di calcio. È qui, sul campo dell’ippodromo del Savio, che nel 1940 il Cesena disputa le prime gare della sua storia.
Il rettangolo di gioco è disegnato all’interno della pista in carbonella riservata alle corse. Gli spettatori possono assistere alle partite dalle due tribune coperte, che però sono abbastanza lontane dal terreno di gioco, oppure in piedi a bordo del campo assiepati alla rete di recinzione.
Nei locali della tribuna sono collocati gli spogliatoi, costringendo i giocatori, in assenza di un sottopassaggio, ad un lungo tragitto in mezzo al pubblico. A seguito di alcune intemperanze da parte degli stessi tifosi è creato una sorta di corridoio protetto mobile, fino a quando è costruita dietro ad una porta una baracca in legno adibita a spogliatoi. Sul lato opposto alle tribune è inoltre aggiunta una piccola gradinata in legno scoperta.
Risparmiato dai bombardamenti l’ippodromo comunale ha ospitato le partite dei bianconeri anche alla ripresa post bellica dell’attività sportiva. La convivenza tra cavalli e pallone diventa però sempre più difficile. Ogni estate, in occasione della stagione ippica, le strutture adibite allo svolgimento delle partite di calcio vengono smontate per poi essere reinstallate in vista dell’inizio della stagione calcistica.
Fino a quando nel 1957 il Cesena lascia definitivamente l’ippodromo del Savio per trasferirsi nel nuovo stadio comunale La Fiorita dalla parte opposta della città.
(tratto da “Cesena Calcio, una storia unica”, Geo Edizioni)
Dall'Ippodromo a "La Fiorita", il Cesena cambia casa
Nei piani di ricostruzione post bellica emerge l’esigenza di costruire un nuovo campo sportivo più consono alle esigenze di una partita di calcio. Le ampie tribune del vecchio ippodromo del Savio sono, infatti, troppo lontane dal rettangolo di gioco e, nello stesso tempo, la Società Cesenate Corse al Trotto ambisce a gestire in esclusiva l’impianto allo scopo di ampliare e modernizzare gli spazi per ridare slancio all’attività ippica.
Il terreno è individuato nella zona della parrocchia di San Pietro dove, tra la Via Emilia e la ferrovia, sta sorgendo il nuovo quartiere di edilizia popolare “La Fiorita”. Per la costruzione del nuovo stadio il Comune di Cesena può contare sul sostegno finanziario del Coni che impone, attorno al campo da calcio, la realizzazione della pista d’atletica e delle pedane per salti e lanci. L’inaugurazione dello stadio “Comunale La Fiorita” avviene il 6 ottobre 1957 in occasione di Cesena-Sassuolo. L’impianto è dotato di una tribuna in cemento armato, coperta solo nella parte centrale e in fase di completamento. Sul fronte opposto c’è un terrapieno. Non sono presenti spalti nelle curve. Ampliamenti e modifiche si susseguiranno nel corso degli anni di pari passo all’ascesa della squadra bianconera.
Nel 1961, con il Cesena già da un anno salito in Serie C, vengono ultimati la copertura della tribuna e l’ampliamento dei popolari con la costruzione di una nuova gradinata. In seguito sono ricavati altri posti in piedi in curva Sud. Nel 1968, dopo la promozione tra i cadetti, per aumentare la capienza sul lato ferrovia è costruita una struttura in legno, che però è provvisoria in quanto l’anno successivo si procede ad un ampliamento complessivo. La tribuna coperta è allungata su entrambi i lati, inoltre sono costruite in cemento armato la curva Nord e quella Sud, quali prolungamento della già esistente gradinata, fino a formare un ovale interrotto in prossimità della stessa tribuna.
Raggiunta una capienza ufficiale di 12.000 spettatori (che nei “tutto esaurito” arriveranno anche a 18.000), si ritiene di avere finalmente soddisfatto le esigenze del pubblico. Nel 1973, invece, la storica promozione dei bianconeri in Serie A trasforma la Fiorita in un nuovo cantiere. I tempi ristretti non consentono un ampliamento con nuovi spalti in cemento armato, così sopra alla gradinata e alle due curve vengono erette, per opera della Ponteggi Dalmine, delle impalcature in legno sorrette da tubi “Innocenti”, che triplicano il numero dei gradoni. Il 7 ottobre 1973 per l’esordio nella massima serie contro il Torino sono aperte le porte al pubblico.
Il record assoluto (e ineguagliabile) di affluenza si raggiunge in Cesena-Milan del 10 febbraio 1974 con 35.991 presenze, tra paganti e abbonati. Nell’estate 1982 si montano impalcature aggiuntive in modo da aumentare la capienza delle due curve (soprattutto quella Ferrovia) e alla prima giornata di campionato (Cesena-Pisa del 12 settembre 1982) l’impianto comunale è intitolato alla memoria del “presidentissimo” Dino Manuzzi. Dopo la terza promozione in A nel 1987 si conviene di ricostruire finalmente lo stadio e nel maggio 1988 entrano in azione le ruspe che risparmiano solo l’originaria tribuna coperta.
(testo tratto da “Cesena Calcio, una storia unica”, Geo Edizioni)
I lavori pre Italia 90': nasce il moderno "Dino Manuzzi"
Ampliato dopo la prima promozione in A nel 1973, con gradinate in legno sorrette da tubi Innocenti, lo stadio della Fiorita si mostra presto inadeguato, soprattutto in occasione delle gare di cartello contro i club di maggior richiamo. L’esigenza di un moderno e funzionale stadio torna d’attualità a metà degli anni ’80, quando, a prescindere dalla categoria della squadra bianconera, l’obiettivo non è più aumentare la capienza (ritenuta già ottimale), bensì migliorare i servizi e il confort per gli spettatori. Nel 1986 la giunta comunale delibera la ristrutturazione dell’impianto con l’inizio dei lavori fissato per l’estate seguente. La promozione “inattesa” del Cesena in Serie A, maturata nel luglio del 1987, comporta l’inevitabile slittamento di un anno dei lavori. Per il momento, come soluzione provvisoria, ci si limita ad eliminare la pista di atletica, avanzando quindi la recinzione delle due curve a ridosso del terreno di gioco.
Al termine della stagione 1987-’88, l’8 maggio 1988, il giorno seguente a Cesena-Inter (2-2) che decreta la matematica salvezza in Serie A, i bulldozer e le ruspe iniziano a demolire i vecchi spalti, ad eccezione della tribuna coperta. A differenza del progetto originario sono abbattuti non solo i tubi Innocenti, ma anche l’anello in cemento. Al loro posto è costruita una struttura completamente nuova su due livelli a sbalzo (uno inferiore ed uno superiore), costituita da elementi prefabbricati assemblabili. Anche il rettangolo verde è rifatto, rendendosi necessario un suo slittamento di quattro metri in modo da avvicinarlo alla preesistente tribuna.
Il 9 ottobre 1988, il rinnovato stadio “Dino Manuzzi” apre i battenti per la prima giornata del campionato contro la Lazio. Non c’è una vera e propria inaugurazione ufficiale in quanto i lavori non sono ancora stati completati. Manca la copertura dei nuovi spalti e inoltre non è ancora stata concessa l’agibilità alla curva Sud (ormai ribattezzata Curva Mare). Dalla successiva gara interna contro la Fiorentina è aperta anche la Curva Mare, mentre da quella con il Lecce (29 gennaio 1989) è ultimata la copertura in lastre di policarbonato trasparente. Il Manuzzi diventa il primo stadio in Italia ad essere coperto in tutti i settori, come poco dopo lo saranno anche alcuni degli impianti costruiti o risistemati in occasione dei Mondiali di Italia ‘90.
(tratto da “Cesena Calcio, una storia unica”, Geo Edizioni)
Il Restyling dell'Orogel Stadium Dino Manuzzi
Dopo la ricostruzione del Dino Manuzzi nel 1988, manca solo una nuova tribuna per completare sul quarto lato il catino dello stadio. La prospettiva di ricostruire ex novo la tribuna torna di attualità nel 2009, quando il Manuzzi è inserito nella lista degli undici stadi italiani da cui usciranno i nove candidati ad ospitare gli Europei 2016, qualora vengano assegnati al nostro paese. Il progetto è riposto nel cassetto, a seguito dell’assegnazione degli Europei alla Francia. Due giorni dopo la bocciatura dell’Italia (30 maggio 2010) il Cesena torna in Serie A, a distanza di 19 anni, e la vecchia tribuna del Manuzzi si limita a rifarsi il “trucco”. Tutte le poltroncine sono sostituite, mentre lungo l’ultima fila in alto sono allestiti otto “sky box” a disposizione delle aziende-sponsor. Sfruttando lo spazio del portico esterno sono ampliati sia gli spogliatoi, sia la sala stampa. Inoltre il terreno di gioco è risistemato e le panchine sono completamente rifatte ed interrate.
L’anno seguente, il 10 settembre 2011, in Cesena-Napoli, il Manuzzi è il primo stadio italiano ad ospitare una partita di Serie A su un terreno in erba sintetica. Finito presto al centro di polemiche, il sintetico cesenate non avrà vita lunga. In quella stessa gara contro i partenopei lo stadio cittadino diventa, altresì, il primo in Europa a mettere a disposizione due “real box” (gabbiotti in plexiglas) nei pressi delle bandierine lato tribuna, che consentono, ad otto “spettatori-vip” in ciascuno, di vedere la gara da bordo campo. I lavori interessano anche altri settori dello stadio: in curva Ferrovia è collocato il tabellone luminoso e nel settore inferiore dei distinti sono sistemate nuove sedute bianche e nere in modo da comporre la scritta “A.C. Cesena”.
Dal campionato di Serie A 2014-’15 l’impianto affianca alla storica denominazione “Dino Manuzzi” quella commerciale di “Orogel Stadium”, con la nota azienda cesenate di surgelati diventata così la prima in Italia ad essere abbinata ad uno stadio comunale. Nel corso di quella stessa stagione sono soppresse le vetrate divisorie fra la Curva Mare e il campo, come era già avvenuto nei distinti e in tribuna degli anni precedenti. L’Orogel-Manuzzi senza barriere (eccetto in curva ospiti) si presenta come un vero gioiellino nel panorama calcistico nazionale, in cui gli spettatori possono vedere il match da pochi metri senza ostacoli. Nuovi interventi di restyling si rendono necessari nel 2018 in vista degli Europei Under 21 dell’anno seguente: il terreno di gioco, che torna in erba naturale, è allargato di un metro e sono installati i seggiolini in tutti i settori che ne erano privi.
(tratto da “Cesena Calcio, una storia unica”, Geo Edizioni)










































